14 novembre 2018 – alcune precisazioni sull’Europa all’attenzione del Direttore de “Il Gazzettino” dott. Roberto Papetti

8 Dicembre 2018 0 Di
Da: Wilma Viscardini <wviscardini@dovislex.eu>
Oggetto: alcune precisazioni sull’Europa
Data: 14 novembre 2018 19:04:49 CET
A: direttore@gazzettino.it
All’attenzione del Direttore Dott. Roberto Papetti.
Gentile Direttore,
mercoledì scorso, 7 novembre, ho assistito alla conferenza sull’Europa, da Lei tenuta al ristorante “La Piroga” di Padova su invito di alcuni club Lions e Rotary.
Ricorderà, forse, che sono intervenuta per osservare che condividevo la Sua opinione che fosse necessaria più Europa, ma, nel contempo, non mi sembrava corretto identificare l’Europa con la Commissione europea e imputarle tutto quello che non va.
Ho sottolineato, infatti, che la Commissione non fa che vigilare sull’applicazione delle regole che gli Stati membri si sono date,  vuoi con i Trattati da loro liberamente sottoscritti, vuoi con atti adottati nell’ambito del Consiglio.
Non ho ritenuto opportuno in quella sede rilevare alcune imprecisioni del Suo discorso, ma mi permetta di farlo adesso sperando che non me ne voglia, ma apprezzi  il mio intento di contribuire  a fare chiarezza sui luoghi comuni ( che purtroppo anche Lei ha fatto Suoi)  che mettono in cattiva luce l’Unione europea ed alimentano l’euro-scetticismo.
Innanzitutto, Lei ha criticato la Commissione perché non avrebbe alcuna base democratica, ma sarebbe composta da burocrati nominati dagli Stati membri e sarebbe inamovibile.
Non è esattamente così.
In base all’art.17, paragrafi 7 e 8 del Trattato di Lisbona, il candidato alla Presidenza della Commissione viene proposto  dal Consiglio europeo (composto dai capi di Stato e di Governo) al Parlamento europeo. Tale candidato è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono. Quindi il Consiglio europeo procede formalmente alla nomina del Presidente, ma solo se questi ha ricevuto l’approvazione del Parlamento europeo.  Anche gli altri membri della Commissione sono proposti dagli Stati membri, ma vengono poi sottoposti al voto del Parlamento europeo.
La Commissione è inoltre costantemente sottoposta al controllo del Parlamento europeo che può votare una mozione di censura sul suo operato e in tal caso la Commissione è tenuta a dimettersi collettivamente dalle sue funzioni.
 Lei ha inoltre criticato l’Unione europea perché prenderebbe provvedimenti ostili all’Italia.
Se ricordo bene, ha citato una sentenza della Corte di giustizia che criticherebbe le carceri italiane. E’ vero che l’Italia è stata condannata per il sovraffollamento delle sue carceri, ma non dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, bensì dalla Corte dei diritti dell’Uomo nell’ambito dei compiti che le sono propri. L’Europa (intesa come UE) non c’entra proprio niente.
 Inoltre, secondo Lei l’UE avrebbe introdotto o avrebbe intenzione di introdurre dei bollini di pericolo su alcuni prodotti tipici italiani perché sarebbero dannosi per la salute.  Ancora una volta l’UE non c’entra. Il problema è stato sollevato in seno all’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), che è un organismo dell’ONU (veda il recente articolo apparso recentemente sul Sole 24 ore che allego).  L’UE, al contrario, protegge i prodotti tipici italiani come può vedere dalla nota della Rappresentanza della Commissione in Italia che Le trasmetto qui di seguito.
Anche l’attuale disputa tra la Commissione e il Governo italiano sul progetto di bilancio per il 2019 trova il suo fondamento nei parametri che gli Stati membri (Italia compresa) hanno concordato con il Trattato di Maastricht e hanno reso ancora più rigidi con il Patto di stabilità. Giusti o sbagliati che siano questi parametri, non compete alla Commissione modificarli, ma solo farli rispettare.
Quanto all’immigrazione da Paesi terzi (che pone grossi problemi all’Italia) va osservato che il famoso regolamento di Dublino che impone che l’esame delle richieste d’asilo dei migranti venga effettuato nel primo paese di sbarco è stato adottato all’unanimità, quindi anche con l’approvazione dell’Italia.
Certo, alcune o molte cose vanno cambiate, ma chi deve cambiarle se non gli Stati membri?
Per concludere, non v’è dubbio che la costruzione europea non sia perfetta, ma, a mio avviso, è pericoloso prendersela con l’Europa anziché con gli Stati membri (compreso il nostro): se l’Unione europea funziona male è perché gli Stati membri si rifiutano di completarla attribuendole le competenze necessarie.
Facciamo attenzione, perché a forza di criticare l’Europa rischiamo davvero di buttar via il bambino con l’acqua sporca e certamente non è questo che vogliamo né io né Lei.
 RingraziandoLa per l’attenzione, Le porgo i più cordiali saluti.
 Wilma Viscardini
Condividi con noi: