OBIETTIVO EUROPA: Costruiamo la casa comune

Occorre che gli Stati membri riprendano la costruzione europea che è ferma da circa vent’anni: solo così l’Europa realizzerà i suoi scopi e favorirà lo sviluppo economico e sociale dei cittadini europei

 

 

L’Europa è incompiuta: nella situazione attuale l’Europa è come una bicicletta senza un pedale; ha quello monetario (Euro),doganale e del mercato unico, ma non ha il secondo pedale: quello economico–fiscale e del lavoro.

Sono gli Stati membri dell’Unione europea che devono creare questo secondo pedale che permetterà all’Europa di funzionare meglio, come richiedono i cittadini.

  1.                   La costruzione europea avviene con il metodo democratico
    1. II)               La costruzione europea si realizza dunque progressivamente (tappa dopo tappa)
      1.              Ruolo dei Lions

Diversamente dalle “unioni di Stati” realizzate con le conquiste militari,( si pensi all’impero di Alessandro Magno, a quello romano, a quello di Carlo Magno, per arrivare fino all’impero di Napoleone), l’Unione europea si sta realizzando pacificamente con il metodo democratico, con il consenso cioè degli Stati che vogliono farne parte e dei loro cittadini.

Il metodo democratico ha bisogno però di molto tempo perché richiede che si stipulino tra i Governi partecipanti appositi Trattati, che devono poi essere ratificati dai Parlamenti nazionali.

Non deve perciò meravigliarci più di tanto che la costruzione europea, iniziata negli anni ’50, necessiti di altri dieci, venti, trenta e più anni per fare ulteriori progressi e per essere completata.

È bene ricordare, a tale proposito, che anche gli Stati Uniti d’America – la Federazione di Stati di maggior successo – hanno avuto un lungo e travagliato iter di quasi cent’anni, compresa una guerra civile fratricida con più di 600.000 morti.

L’Unione europea, com’è ora,  rappresenta l’ultima tappa percorsa da una serie di Trattati ( da quello istitutivo della Comunità economica europea, firmato a Roma il 25 marzo 1957, a quello di Lisbona del 13 dicembre 2007, passando dal Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 e da quello di Nizza del 2001), entrati in vigore tutti dopo l’avvenuta retifica dei Parlamenti nazionali che, in un sistema democratico, rappresentano i cittadini che li hanno eletti.

Questo significa che le Istituzioni dell’Unione ( Commissione europea, Consiglio, Parlamento europeo, Corte di giustizia, Banca centrale europea) hanno i poteri che hanno perché gli Stati partecipanti all’Unione glieli hanno voluti conferire. Non c’è stata quindi nessuna usurpazione di sovranità come le forze antieuropeistiche tendono a far credere.

Finora gli Stati membri dell’Unione europea hanno realizzato tra loro l’unione doganale e il grande mercato unico europeo (dove le persone, le merci, i servizi ed i capitali possono circolare liberamente) e hanno creato l’Euro, che attualmente è condiviso da 17 Stati. Sono state inoltre realizzate alcune politiche comuni, quale quella dell’agricoltura, del commercio con i Paesi terzi e della concorrenza.

Indubbiamente il grande mercato senza ostacoli agli scambi ha aperto ampi sbocchi alle industrie e favorito i consumatori che possono così avere una vasta possibilità di scelta, sia per quanto riguarda i prezzi che la qualità dei prodotti.

Quanto all’Euro, esso indubbiamente facilita le transazioni commerciali e finanziarie tra operatori eliminando i rischi e i costi di cambio

Un mercato unico e una moneta unica necessitano però, per poter funzionare correttamente, di una politica economico-fiscale e del lavoro comune, o quanto meno armonizzata, altrimenti possono verificarsi, come in effetti si verificano, distorsioni di concorrenza e di occupazione. Le imprese, infatti, tendono a dislocarsi là dove la fiscalità è meno pesante e dove il lavoro costa meno, creando problemi di occupazione nei Paesi a elevata pressione fiscale e a più alta tutela dei lavoratori.

Possiamo dunque paragonare l’Europa attuale ad una bicicletta con “un solo pedale”  (quello monetario e del mercato unico)  che necessita però, per ben funzionare, di disporre anche del “secondo pedale” ( quello economico – fiscale e del lavoro).

È bene precisare che la creazione di questo “secondo pedale” è di competenza degli Stati e non dell’Europa. Sono dunque gli Stati ad essere in ritardo nella costruzione europea.

III)      Problemi attuali urgenti

Occorre dotare l’Unione europea del “pedale economico-fiscale e del lavoro”, realizzando perciò la cosiddetta “governance economica”.

            La “governance economica” permetterebbe all’Europa e agli Stati membri di far fronte agli attuali problemi finanziari, economici e sociali.

La situazione di crisi, finanziaria ed economica, che si è verificata negli ultimi anni a livello mondiale, ha spinto gli Stati a fare alcuni passi in avanti per rafforzare la “governance economica”.

Si è rafforzato, così, innanzitutto il controllo del rispetto dei criteri di Maastricht ( che, come noto, impongono ai Paesi partecipanti all’Euro un deficit di bilancio massimo del 3% del Prodotto interno lordo - il cosiddetto PIL- e un debito pubblico massimo del 60% del PIL), attribuendo alla Commissione europea un ruolo determinante in questa materia.

Sono state poi stabilite altre disposizioni per rafforzare il coordinamento a livello europeo dei bilanci nazionali.

In base alle nuove decisioni europee (alle quali l’Italia ha partecipato, come gli altri Stati) i Governi devono trasmettere alla Commissione europea e al Consiglio dell’Unione europea i progetti dei loro bilanci, alla ricerca di un doveroso coordinamento.

In Italia, questa procedura, ha suscitato alcune critiche contro quella che appare un’indebita ingerenza della Commissione europea su faccende nazionali.

È bene chiarire, però, che la Commissione europea non fa altro che esercitare un suo preciso dovere, che gli Stati le hanno attribuito. E a tale controllo sono soggetti tutti gli Stati e non solo l’Italia che, come gli altri, è tenuta al rispetto delle regole.

Se poi le regole attuali appaiono troppo rigide e inadeguate a fare fronte alla situazione di crisi occupazionale, in cui più o meno tutti gli Stati versano, si potranno cambiare le regole, ma di comune accordo e attraverso le adeguate procedure.

VI)     Rigore e crescita

In Italia si ha tendenza ad attribuire alle troppo rigide regole europee la stagnazione della crescita.

Ma non v’è dubbio che l’enorme debito pubblico italiano ( che anziché avvicinarsi al 60% del PIL, come previsto dal Trattato di Maastricht, ha superato il 130% costituisce una palla al piede per il nostro Paese indipendentemente dagli obblighi assunti in sede europea.

Quegli 80 miliardi che l’Italia spende all’anno solo per pagare gli interessi del suo debito potrebbero essere impiegati in opere pubbliche, per esempio, con ben maggiore profitto per l’occupazione!

E sono solo 80 miliardi ( ma potrebbero essere molto di più) se non ci fosse la politica condotta dalla Banca centrale europea volta a contenere l’inflazione ( l’inflazione è attualmente attorno al 2,5%, mentre, come si ricorderà, negli anni 80, quando non c’era l’Euro e non c’erano i vincoli di Maastricht, l’inflazione in Italia aveva raggiunto un livello che superava il 20%).

In verità è l’Italia che deve curare se stessa, applicando le raccomandazioni europee rimaste finora inascoltate, e cioè: ridurre la spesa pubblica, procedere alla liberalizzazione nei settori protetti, razionalizzare la pubblica ammninistrazione e migliorare il funzionamento della giustizia civile.

V)        Prossime tappe della costruzione europea

La costruzione europea deve continuare nei prossimi anni in modo che l’Europa e gli Stati membri possano operare efficacemente per il progresso economico e sociale dei 500 milioni di cittadini europei che fanno parte dell’Unione.

            Vi è un diffuso timore che l’Italia abbia limitato la propria sovranità a favore di altri Stati, e in particolare della Germania che, in questo periodo di crisi, siccome sta meglio di tutti, sembra farle un pò da padrona.

            Il problema vero, invece, è che non sono ancora state trasferite alla Unione europea tutte le competenze, in particolare quelle attinenti alle politiche economico- fiscale e del lavoro, trasferimento che è necessario perché il mercato unico e l’Unione monetaria possano funzionare correttamente.

            Il trasferimento di competenze verrebbe effettuato non a favore dell’uno o dell’altro Stato membro o di un’autorità estranea, ma dell’Unione europea, che opera attraverso Istituzioni comuni alle quali lo Stato italiano ed i suoi cittadini partecipano a parità di diritti con gli altri Stati.

            C’è quindi bisogno di più Europa e non di meno Europa se si vuole evitare che alcuni Stati possano prendere il sopravvento.

            Ciò significa prendere atto realisticamente che, in un mondo globalizzato, solo l’Unione dei popoli europei può far fronte alla sfide di carattere sociale ed economico che provengono dai paesi emergenti e contribuire ad una convivenza mondiale pacifica.

            Occorre quindi che gli Stati - soprattutto quelli della Zona euro – concludano nuovi Trattati per attribuire all’Unione europea le competenze necessarie per condurre in comune le seguenti nuove politiche: politica fiscale; politica sociale; politica energetica; politica di difesa; politica dell’immigrazione e politica estera.

I Lions italiani, come ittadini italiani ed europei, ed in conformità con i propri scopri statutari, possono avere un ruolo importante nel completamento della costruzione europea.

Essi possono infatti sostenere la necessità di una maggiore integrazione europea davanti all’opinione pubblica ( che oggi è disorientata a causa di un’informazione distorta e demagogica ) ed esercitare appropriate pressioni presso il nostro Governo ed il nostro Parlamento perché ricerchino con determinazione l’accordo degli altri Stati europei per  conferire all’Unione europea le competenze senza le quali l’Europa resterebbe incompiuta.

I Lions potrebbero anche avere un ruolo importante nella preparazione dei cittadini alle prossime elezioni del Parlamento europeo, che avranno luogo nel maggio 2014.

Non si tratterebbe, ovviamente, di fare propaganda partitica, ma di contribuire all’infomazione dei cittadini sulla composizione e le competenze del Parlamento europeo. Gli elettori devono infatti sapere che il Parlamento europeo è l’Istituzione che, assieme al Consiglio ( composta da ministri dei singoli Governi) adotta le leggi europee, leggi che attribuiscono direttamente a tutti i cittadini degli Stati membri diritti e doveri. E’quindi importantissimo che, in seno al Parlamento europeo,  i cittadini siano bene rappresentati.

Wilma Viscardini                                                            Gaetano Donà



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